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Lizzie Borden: la vera storia della donna accusata di uccidere suo padre e la matrigna

 

Fall River, Massachusetts, 4 agosto 1892. Una casa apparentemente tranquilla, una famiglia benestante e due persone trovate morte. Al centro della vicenda c'è Lizzie Borden, una donna che sarebbe diventata famosa in tutto il mondo non perché condannata per un delitto, ma perché assolta da un'accusa che ancora oggi alimenta interrogativi.

Che cosa accadde davvero quella mattina? Lizzie era una figlia capace di compiere un gesto così estremo oppure fu travolta da un'indagine condizionata dai pregiudizi del suo tempo? Per rispondere bisogna tornare nella Massachusetts di fine Ottocento, quando un duplice omicidio sconvolse una comunità e trasformò una donna in una leggenda del true crime.

 

1. Chi era Lizzie Borden?

Lizzie Andrew Borden nacque il 19 luglio 1860 a Fall River, una città industriale del Massachusetts, negli Stati Uniti. Era la figlia di Andrew Jackson Borden, un uomo d'affari benestante, e di Sarah Anthony Morse, la sua prima moglie, morta quando Lizzie era ancora bambina.

Andrew si risposò con Abby Durfee Gray nel 1865. Lizzie e sua sorella maggiore Emma crebbero quindi in una famiglia economicamente agiata, ma segnata da rapporti familiari che, secondo diverse ricostruzioni, non erano particolarmente affettuosi.

Andrew Borden era noto per la sua parsimonia. Nonostante la ricchezza accumulata, la famiglia conduceva uno stile di vita relativamente austero e viveva in una casa di Second Street, lontana dall'immagine di lusso che ci si sarebbe potuti aspettare da persone della loro condizione economica.

Un elemento importante riguarda il rapporto con la matrigna. Lizzie e Emma non sembravano considerare Abby una vera figura materna. Nei documenti e nelle testimonianze dell'epoca emergono tensioni familiari, ma è importante non trasformarle automaticamente nella prova di un movente omicida.

La famiglia aveva inoltre questioni economiche e patrimoniali che, dopo il delitto, sarebbero diventate oggetto di speculazioni. Tuttavia, un rapporto difficile o un possibile interesse economico non dimostrano che Lizzie abbia commesso gli omicidi.

2. La mattina del 4 agosto 1892: il duplice omicidio

La mattina del 4 agosto 1892, la casa dei Borden divenne teatro di uno dei delitti più discussi della storia americana.

Andrew Borden, sessantanovenne, era rientrato a casa dopo essere uscito per alcune commissioni. In famiglia erano presenti Lizzie, la domestica Bridget Sullivan e Abby, la moglie di Andrew. Emma, la sorella maggiore di Lizzie, si trovava fuori città.

Le ore successive avrebbero cambiato per sempre la vita di tutti loro.

La prima vittima: Abby Borden

Secondo la ricostruzione dell'accusa, Abby fu uccisa nella camera degli ospiti, al piano superiore, probabilmente alcune ore prima del marito. Il suo corpo venne scoperto soltanto dopo che la morte di Andrew aveva già richiamato l'attenzione dei presenti.

Non è possibile stabilire con certezza ogni movimento compiuto quella mattina. Le testimonianze ricostruirono una sequenza di eventi complessa, con intervalli temporali e racconti che non sempre coincidevano.

La morte di Andrew Borden

Verso le 11 del mattino, Lizzie richiamò l'attenzione della domestica Bridget Sullivan, conosciuta anche come Maggie, e le comunicò che suo padre era stato trovato morto.

Andrew giaceva sul divano del soggiorno. Era stato aggredito con un'arma da taglio, comunemente identificata come un'accetta o un'accetta da mano.

La casa si riempì rapidamente di persone: arrivarono il medico di famiglia, alcuni vicini e le autorità. Poco dopo venne scoperto anche il corpo di Abby nella stanza degli ospiti.

Le due vittime erano state uccise con colpi alla testa. La violenza del delitto contrastava brutalmente con l'immagine di rispettabilità della famiglia.

La domanda che gli investigatori si posero fu immediata: chi poteva aver commesso due omicidi in quella casa senza essere visto?

Le prime verifiche non portarono all'individuazione immediata di un assassino. Non c'erano, inoltre, le moderne tecniche forensi che oggi potrebbero aiutare a ricostruire gli spostamenti di una persona o a identificare tracce biologiche.

La vicenda sarebbe diventata presto un caso nazionale.

 

3. Lizzie Borden: testimone o sospettata?

Fin dalle prime ore, Lizzie si trovò al centro dell'attenzione investigativa. Era in casa al momento dei delitti e le autorità cominciarono a esaminare le sue dichiarazioni, i suoi movimenti e i rapporti con i genitori.

Alcuni aspetti del suo comportamento vennero giudicati sospetti. In particolare, gli investigatori cercarono di chiarire dove si trovasse durante gli omicidi e perché non fosse stata in grado di fornire una ricostruzione sempre lineare della mattinata.

Lizzie dichiarò di non aver ucciso il padre né la matrigna. Le sue risposte durante gli interrogatori furono oggetto di discussione e contribuirono a consolidare i sospetti.

Ma c'è una distinzione fondamentale: un racconto contraddittorio può sollevare domande, ma non costituisce da solo una prova di colpevolezza.

Anche le circostanze familiari contribuirono a orientare l'indagine. Il rapporto tra Lizzie e Abby era considerato difficile e la gestione del patrimonio di Andrew alimentava interrogativi. Tuttavia, non tutti gli elementi presentati dalla stampa come indizi erano prove utilizzabili in tribunale.

L'11 agosto 1892 Lizzie venne arrestata con l'accusa di aver ucciso il padre e la matrigna. Da quel momento, il caso smise di essere soltanto un'indagine locale e si trasformò in uno spettacolo mediatico seguito da giornali di tutto il Paese.

4. Le prove, l'arma e il mistero del veleno

La fama del caso deriva anche dalla fragilità di alcune prove e dalle domande rimaste aperte.

L'accetta trovata in casa

Gli investigatori rinvennero nel seminterrato un'accetta da mano con il manico spezzato. L'oggetto fu considerato una possibile arma del delitto, ma collegarlo in modo definitivo agli omicidi si rivelò difficile.

Non venne stabilito in maniera conclusiva che quell'arma fosse stata utilizzata per uccidere Andrew e Abby. Mancava una dimostrazione forense capace di collegarla inequivocabilmente a Lizzie.

La polizia dell'epoca non disponeva degli strumenti oggi abituali nelle indagini criminali. L'analisi del DNA non esisteva e le impronte digitali non vennero utilizzate in questo caso come metodo decisivo d'identificazione.

Il presunto tentativo di acquistare veleno

Un altro episodio molto discusso riguarda il giorno precedente agli omicidi. Secondo le ricostruzioni storiche, Lizzie avrebbe tentato di acquistare acido prussico, una sostanza altamente tossica, presso una farmacia.

L'episodio destò sospetti, perché gli investigatori considerarono la possibilità che stesse cercando un metodo per avvelenare i familiari.

Esiste però una differenza tra una circostanza riferita durante l'indagine e una prova ammessa e dimostrata in tribunale. La testimonianza del farmacista su questo presunto acquisto non venne ammessa al processo.

Di conseguenza, l'episodio non poté essere utilizzato dalla giuria come prova nel modo in cui l'accusa avrebbe voluto. E non dimostrava, comunque, che Lizzie avesse pianificato o commesso gli omicidi.

Le testimonianze contraddittorie

Gli investigatori cercarono di ricostruire la mattinata attraverso le dichiarazioni di Lizzie, Bridget e degli altri testimoni.

Le versioni dei fatti non sempre coincidevano. Alcune differenze riguardavano gli orari, gli spostamenti e ciò che le persone avevano visto o sentito.

Queste incongruenze ebbero un peso nell'immagine pubblica di Lizzie, ma non produssero una ricostruzione certa del delitto.

Il problema centrale rimase irrisolto: mancava una prova conclusiva che dimostrasse chi avesse materialmente ucciso Andrew e Abby Borden.

5. Il processo del 1893: un'intera nazione osserva Lizzie

 

Il processo iniziò il 5 giugno 1893 a New Bedford, nel Massachusetts. Lizzie aveva 32 anni e rischiava una condanna per l'omicidio del padre e della matrigna.

La vicenda attirò un'enorme attenzione mediatica. I giornali pubblicavano ricostruzioni, testimonianze e supposizioni, mentre l'opinione pubblica si divideva tra chi riteneva Lizzie colpevole e chi non riusciva a immaginare che una donna della sua posizione sociale potesse commettere un crimine simile.

L'accusa cercò di dimostrare che Lizzie avesse avuto l'opportunità e un possibile movente per uccidere i genitori. La difesa, invece, sottolineò l'assenza di prove materiali decisive e contestò l'affidabilità di alcuni elementi raccolti durante le indagini.

Uno degli aspetti più importanti fu l'esclusione di alcune dichiarazioni rese da Lizzie durante l'inchiesta iniziale. Il giudice stabilì che determinate testimonianze non potevano essere utilizzate contro di lei nelle condizioni in cui erano state raccolte. Anche la presunta richiesta di veleno non entrò nel processo attraverso la testimonianza del farmacista.

Lizzie non testimoniò personalmente al processo. La giuria dovette quindi valutare soprattutto le prove e le testimonianze presentate dalle due parti.

Il 20 giugno 1893, dopo circa un'ora e mezza di deliberazione, arrivò il verdetto.

Lizzie Borden fu dichiarata non colpevole.

Era libera. Legalmente, non poteva essere considerata colpevole di quei delitti.

Ma il verdetto non riuscì a convincere tutti.

 

6. Lizzie era davvero innocente? Le principali teorie

A oltre un secolo dai fatti, non esiste una ricostruzione universalmente accettata che identifichi con certezza l'assassino. Le teorie che circolano sul caso sono numerose, ma non tutte hanno lo stesso fondamento.

 
 
 

Teoria 1 — Lizzie era l'assassina

Secondo questa ipotesi, i contrasti familiari, le possibili questioni patrimoniali e le incongruenze nelle sue dichiarazioni potrebbero aver avuto un ruolo nel duplice omicidio. I sostenitori della teoria ritengono che Lizzie avesse l'opportunità di agire all'interno della casa.

Il limite fondamentale è che non emerse una prova conclusiva capace di dimostrare la sua responsabilità.

 
 
 
 

Teoria 2 — Un'altra persona entrò in gioco

Nel corso delle indagini vennero considerate anche altre persone, comprese figure vicine alla famiglia e individui che avrebbero potuto avere rancori nei confronti di Andrew Borden.

Tuttavia, le ipotesi alternative non hanno prodotto una dimostrazione definitiva dell'identità di un altro assassino.

 
 
 
 

Teoria 3 — Il delitto nacque da un conflitto familiare

La tensione tra i membri della famiglia e le questioni economiche sono state spesso indicate come possibili elementi scatenanti.

Si tratta però di una spiegazione ipotetica: i contrasti familiari sono documentati in parte, mentre il loro eventuale collegamento con gli omicidi non è stato provato.

Queste ipotesi aiutano a comprendere perché il caso continui a suscitare interesse, ma è essenziale non confondere una ricostruzione plausibile con una verità dimostrata.

7. La filastrocca che trasformò Lizzie in una leggenda

La fama di Lizzie Borden fu alimentata anche da una filastrocca in lingua inglese che si diffuse dopo gli omicidi:

Lizzie Borden took an axe…

Il testo attribuiva a Lizzie un numero esagerato di colpi inferti alle vittime, contribuendo a fissare nell'immaginario collettivo l'immagine di una donna assassina.

La filastrocca, tuttavia, non è una testimonianza attendibile. I dati storici indicano un numero di ferite diverso da quello raccontato nei versi popolari. La sua funzione era soprattutto quella di trasformare un delitto complesso in una storia semplice, macabra e facilmente ripetibile.

È proprio qui che il caso assume una dimensione ancora più interessante: la storia di Lizzie non fu costruita soltanto dalle indagini e dal processo, ma anche dalla stampa, dalle voci e dalla cultura popolare.

8. La vita dopo l'assoluzione e la morte

Dopo il processo, Lizzie tornò a Fall River. L'assoluzione le aveva restituito la libertà, ma non la possibilità di recuperare una vita completamente normale.

Molti continuarono a sospettare di lei. La sua notorietà era ormai legata indissolubilmente alla morte di Andrew e Abby, e il giudizio dell'opinione pubblica non coincideva con quello della giuria.

In seguito, Lizzie e la sorella Emma beneficiarono dell'eredità familiare. Lizzie acquistò una casa più grande e prestigiosa, chiamata Maplecroft, e condusse una vita relativamente agiata, frequentando anche ambienti culturali e teatrali.

Il rapporto con Emma si deteriorò negli anni successivi e le due sorelle finirono per allontanarsi.

Lizzie morì il 1º giugno 1927, all'età di 66 anni. Emma morì pochi giorni dopo. Entrambe furono sepolte nel cimitero di Oak Grove, a Fall River, accanto ai genitori.

Neppure la morte di Lizzie pose fine alla vicenda. Libri, opere teatrali, film e programmi televisivi continuarono a riproporre la domanda che aveva accompagnato la sua esistenza: era stata davvero un'assassina sfuggita alla giustizia oppure una donna innocente condannata dal sospetto collettivo?

9. Fatti verificati e domande senza risposta

Per capire la vera storia di Lizzie Borden, è utile separare ciò che sappiamo da ciò che non possiamo dimostrare.

Fatti storicamente documentati

  • Andrew e Abby Borden furono uccisi il 4 agosto 1892.

  • Lizzie era presente nella casa.

  • Fu arrestata l'11 agosto 1892.

  • Il processo si svolse nel giugno 1893.

  • Il 20 giugno 1893 venne assolta.

  • Nessun'altra persona fu successivamente condannata per quei due omicidi.

 

Questioni ancora irrisolte

  • Chi uccise materialmente Andrew e Abby?

  • Quale fu il movente reale?

  • Le incongruenze nelle dichiarazioni di Lizzie erano legate alla paura, allo stress o a qualcos'altro?

  • L'arma presentata durante il processo era davvero quella utilizzata per entrambi gli omicidi?

  • Quali elementi della vicenda sono stati deformati dalla stampa e dalla leggenda popolare?

L'assoluzione non dimostra necessariamente l'innocenza storica di Lizzie, così come i sospetti non dimostrano la sua colpevolezza. Significa che, nel processo del 1893, l'accusa non riuscì a ottenere una condanna.

Questa distinzione è essenziale per raccontare il caso con rigore.

10. Conclusione: il mistero che il tempo non ha cancellato

La storia di Lizzie Borden è molto più di un racconto di cronaca nera. È la storia di due omicidi mai risolti, di un'indagine condotta in un'epoca priva di molte delle tecnologie forensi moderne e di una donna che, pur essendo stata assolta, non riuscì mai a liberarsi completamente dell'ombra del sospetto.

Forse fu colpevole. Forse no. Le prove disponibili non consentono di affermarlo con certezza.

Ciò che sappiamo è che il caso continua a parlarci del potere della narrazione: una volta che un sospetto diventa leggenda, può sopravvivere ai documenti, alle sentenze e perfino alle persone coinvolte.

Lizzie Borden non è stata condannata per gli omicidi di suo padre e della sua matrigna. Eppure, nell'immaginario collettivo, il suo nome è rimasto quello di una possibile assassina.

La vera storia di Lizzie Borden finisce dunque con un paradosso: un processo concluso, una donna assolta e due omicidi per i quali, ancora oggi, non abbiamo una risposta definitiva.

 

Fonti e approfondimenti

Per approfondire il caso e verificare i fatti storici, puoi consultare queste fonti:

Nota editoriale: il testo distingue i fatti documentati dalle ipotesi investigative e dalle leggende popolari. Le responsabilità individuali non sono presentate come certe in assenza di prove conclusive.

 

 

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